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Quando il nuovo
presidente, appena insediato, annuncia che vuole «svecchiare l'azienda»,
Roberto, market researcher di cinquantatré anni, vede incombere su di lui
l’ombra del pre-pensionamento. Ancora giovane eppure già vecchio
e inutile: è questa la terribile sensazione dalla quale viene preso. Di
fronte alla prospettiva di una vecchiaia precoce, decide allora di giocare un’ultima
carta, e propone di realizzare una inchiesta che attirerà alla ditta un
sacco di clienti: dimostrerà come gli anziani siano il mercato del futuro.
I suoi testimonial saranno alcuni «grandi vecchi»: un avvocato di
gran fama, un'ex stella del teatro di prosa, un politico caduto in disgrazia.
Ma al tempo stesso Roberto compie un viaggio dentro se stesso, affrontando le
sue paure, la sua angoscia di invecchiare: un viaggio la cui meta è la
capacità di affrontare, serenamente e con dignità, l’ultima
stagione della vita. Ha come alleato il rapporto con Luciana, la sua compagna,
alla quale lo lega quella comprensione profonda che diviene complicità,
e che si estrinseca non solo attraverso i valori affettivi ma anche attraverso
quelli della cultura. Un romanzo «esistenziale», dunque, che però
non é limitato al personaggio e si fa invece specchio della societá,
affrontando un problema di attualità estrema. La risposta a questa sfida
sta, ci dice questo bel romanzo, nella volontà di opporsi ai soprusi, nella
dignità di chi possiede il senso del limite e del primato dei rapporti
umani, indispensabile per poter vivere una «vecchiaia normale».
Franco Mimmi - Una vecchiaia normale - Aliberti,
Tre, pp. 152, € 11,50
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